Il Truffatore

da | Feb 2, 2020 | Friend Zone, Psicologia e Legalità | 0 commenti

Il truffatore tra mito e fascino. Una breve analisi su una delle figure più longeve e complesse della storia, tanto da divenire oggetto cinematografico di appassionanti storie che rappresentano esattamente l’ingegno e la complessità del truffatore nonché figura oggetto di svariati studi di psicologia.

La simpatica canaglia

Il giorno stesso in cui nacque, Ermes andò a rubare le giovenche del fratello Apollo, poi nascose astutamente le proprie orme con dei rami legati ai piedi e lasciò sul terreno una falsa traccia, facendo camminare le giovenche all’indietro; cercò quindi di farsi passare per un neonato innocente, facendosi trovare nella culla, tutto solo

(J.S.Bolen 1989)

Ecco a voi, cari lettori, l’astuto Ermes, archetipo del Briccone che troviamo rappresentato in molti modi in tutte le culture.

La narrazione di questo mito antico mostra come, fin dalla sua nascita, siano già presenti tutte le caratteristiche del truffatore contemporaneo: grande intelligenza, furbizia e straordinarie capacità di inganno e finzione.

Nonostante la simpatia che ci ispira il racconto su Ermes e i numerosi film che rappresentano la figura della simpatica canaglia con i volti pieni di fascino di attori eccellenti in grandiose interpretazioni come George Clooney o Leonardo di Caprio, raramente chi ha subito una truffa è disposto a riconoscere una qualche forma di appeal con chi l’ha ingannato e derubato.

Truffa e psicopatia

È impossibile spiegare la genesi del truffatore senza attribuirgli anche termini come “psicopatico” o “narcisista”, espressioni per noi oramai d’uso quotidiano che sono state ampiamente sdoganate da numerosi e famosi film, documentari e serie TV polizieschi.

Nonostante l’uso quotidiano di questi termini, ci siamo mai chiesti se conosciamo realmente il significato delle parole “psicopatico” o “narcisista”?

Una spiegazione semplice è la seguente: con il termine “psicopatico” si identifica una persona che non prova empatia, vergogna e non ha nessun senso di colpa, non ha freni morali, quindi le sue azioni sono fortemente motivate soltanto dall’interesse personale a discapito di chiunque altro.

Troviamo una interessante riflessione nell’ autorevole “Manuale di Psichiatria” dell’autore Silvano Arieti (Pisa, 28 giugno 1914 – New York, 7 agosto 1981) che riporta:

Benché lo psicopatico sia spesso causa di rovina per se stesso e per gli altri, egli non ne accetta mai la responsabilità … Quando i fatti sono troppo evidenti e per quanto le sue espressioni di rincrescimento possano essere eloquenti e convincenti, le sue azioni indicano però che non ha mai provato un vero rimorso. È dubbio che egli possa sentire sufficiente senso di colpa o vergogna, tale da esserne influenzato in seguito.

Freddezza e mancanza di empatia (capacità di stare in contatto emotivo con l’altro) sono caratteristiche piuttosto tipiche di chi vive truffando, e dipendono direttamente dall’impossibilità di provare sentimenti profondi, siano essi d’amore o di odio; si aggiunga che gli psicopatici sono tendenzialmente refrattari agli stati di ansia e paura, quindi non temono nemmeno in nessuna misura le conseguenze delle loro azioni.

Un’ulteriore riflessione che con voi voglio condividere è:

Secondo Robert Hare la psicopatia è un disordine di personalità, definito da un cluster di comportamenti che implicano un deficit di coscienza morale, con forti tendenze predatorie sociali. Per questo motivo gli psicopatici lasciano dietro di se un’ampia scia di cuori spezzati, aspettative deluse, portafogli svuotati e fallimenti aziendali. Il tutto con la loro più totale deresponsabilizzazione.
(E. Zucconi Mazzini 2010)

Dunque si affaccia il concetto di coscienza morale, quello della tendenza predatoria unita alla totale deresponsabilizzazione che riportano agli studi di Sigmund Freud (fondatore della psicoanalisi) nel lontano 1933; studi nei quali egli spiegava che senso morale e la capacità di provare vergogna sono funzioni del cosiddetto “super-io”, un’istanza psichica che possiamo rappresentare come un giudice interiore, il quale ci indica costantemente cosa è bene e cosa è male. Il “super-io” ci permette di osservare noi stessi con senso critico, di sviluppare una sana capacità di controllo sugli impulsi e sulle azioni che compiamo, ed inoltre ci permette di aspirare ad un ideale di natura morale.

Alla luce di ciò si può senza dubbio affermare che la figura dello psicopatico, semplicemente, non ce l’ha. Lo psicopatico non è dotato del “super-io” oppure lo tiene imbavagliato in qualche angolo sperduto della propria mente.

Volendo invece soffermarci su una spiegazione semplice in capo al termine “narcisista”, mi soffermerei su una frase che ben rappresenta il totale distacco dell’individuo da una vita di relazioni e va a definire il “narcisista” in questo modo:

Persona dedita al culto esclusivo e sterile di sé o della propria personalità.

Treccani

Lo studioso Alexander Lowen è ritenuto uno dei maggiori esperti per le sue ricerche sul “narcisismo perverso” ed è sicuramente il più autorevole per trattazione delle caratteristiche essenziali nel suo lavoro sul tema “Narcisismo, l’identità rinnegata” (1985) dal quale riporto:

… tutti i narcisisti che ho incontrato “si sentono” speciali. Ho posto “si sentono” tra virgolette perché il sentirsi speciali non è una sensazione corporea ma una costruzione mentale. Si tratta di una convinzione, di un pensiero, piuttosto che di un sentimento. … L’immagine si colora di eccezionalità, diventa fuori del “comune”. Ma i valori associati all’immagine sono illusori; la sua superiorità e la sua forza non sono reali. I valori veri si trovano nell’interiorità dell’essere, nell’umanità della persona e non nella sua immagine.

fissa così le caratteristiche essenziali che determinano gli attributi dell’individuo che “si sente speciale”:

1) “Posso fare tutto” (onnipotenza), 2) “Sono visibile dovunque” (onnipresenza), 3) “So tutto” (onniscienza) e 4) “Devo essere adorato”.

Ed è ancora lo studioso Robert Hare, tra i primi negli anni ’90, ad affrontare nelle sue trattazioni le fortissime ricadute sociologiche in relazione ai comportamenti e azioni scaturite dai soggetti definiti “narcisisti patologici”:

 …questi psicopatici sono predatori intra-specie, che usano fascino, manipolazione, intimidazione e violazione, per controllare il prossimo e soddisfare i propri egoistici bisogni; mancando di morale ed empatia, riescono freddamente a prendere e a fare ciò che vogliono, violando norme e divieti sociali, senza il minimo senso di colpa o rimpianto.

Robert Hare che ci riporta un altissimo numero di casi di psicopatici narcisisti impegnati in raggiri, estorsioni, bancarotte fraudolente, e crack finanziari alle spese dei piccoli e medi risparmiatori ed è lui stesso a sostenere quanto segue:

… ci sono molte più probabilità di perdere i propri risparmi per opera di un abile truffatore (diremmo noi “manipolatore”) che perdere la vita per mano di un assassino dagli occhi di ghiaccio.

Una storia di truffa vera, … una come tante.

G. ha 37 anni, lavora come impiegato, ama l’arte, è colto, un’animo gentile e intelligente, con un carattere aperto e generoso.
È single da anni. Si definisce “sfortunato” in amore, ma in realtà è solo un po’ insicuro. Grazie ad una chat in rete incontra L., una donna con una bellezza dimessa e confortante.
Al loro incontro è un amore a prima vista. Lei ha una dolcezza disarmante, lo ascolta parlare per ore, e lui si sente molto gratificato da quell’attenzione e da quelle tenerezze. Finalmente G. ha trovato la sua principessa, perde la testa e si innamora, la ama con tutto sé stesso.

A un certo punto lei inizia a dimagrire vistosamente, non ha soldi per comprare cibo, poiché, dice L., l’azienda per cui lavora non paga gli stipendi da mesi. Dice anche di avere la mamma in ospedale e a casa non c’è né luce né riscaldamento. Prontamente G. risponde all’appello: “Amore mio, non preoccuparti, provvedo io a te”. G. le da i soldi. Lei, L., non chiede nulla, non ha bisogno di farlo, poiché G. non può vederla così sofferente, quindi G. apre il portafoglio.

Nel giro di pochi mesi G. si accorge che i risparmi di tutta una vita sono terminati, volati in un attimo. L., invece è scomparsa, sparita da un giorno all’altro insieme ai risparmi di G..
Più in la nel tempo, poco più in là, G. scoprirà che l’azienda per cui L. diceva di lavorare non esiste. In effetti, si rimprovera oggi, ”non ho mai controllato nulla, tantomeno non ho mai sospettato nulla. Non sono mai stato a casa sua, L. diceva che si sarebbe sentita umiliata nel farmi vedere la sua casa”. … ma L., del resto, non abitava nemmeno li dove diceva.

Dalla parte delle vittime, dalla parte del truffato.

“Come ho fatto a non accorgermene? Come ho potuto farmi fregare?” e ancora “Sono stato stupido/a!”

Queste sono le domande/affermazioni più frequenti che si pongono tutti i truffati, o meglio le vittime dei truffatori.
Molte persone, a causa della vergogna e della paura del giudizio altrui, rinunciano persino a sporgere la giusta denuncia.

I truffatori sono veri e propri esperti nell’arte della manipolazione, sanno esattamente quali corde toccare per ottenere ciò che desiderano, sono in grado di fare un’ attenta e perfetta diagnosi radiografando il loro interlocutore individuandone in pochi istanti i punti deboli per sfruttarli a proprio vantaggio.

Per chi è vittima non è assolutamente il caso di colpevolizzarsi, poiché così si continua a reggere il gioco del truffatore, che conta proprio su questo per scampare alla giustizia.

Le vittime sono vittime; essere aperti verso il mondo è una risorsa sociale, non una colpa, è necessarioa combattere la paura e le resistenze sulla pretesa che sapere e informarsi è un diritto inalienabile di tutte le persone, bisogna solo imparare ad informarsi il più possibile su chi ci chiede denaro più o meno velatamente senza scrupoli, accertarci quindi della buona fede altrui.
È importante, infine, rendersi soggetti consapevoli e attivisti al fine di sporgere denuncia evitando in questo modo il moltiplicarsi di sofferenze inutili anche per altre persone oneste.