“…Dal 2012, nel tentativo evidente di disincentivare appelli pretestuosi o dilatori, è stato introdotto il cosiddetto “filtro” in appello: ai sensi dell’art. 348 bis cpc “…l’impugnazione è dichiarata inammissibile dal giudice competente quando non ha una ragionevole probabilità di essere accolta.” e ai sensi dell’art 348 ter cpc :”il giudice (…) dichiara inammissibile l’appello (…) anche mediante il rinvio agli elementi di fatto riportati in uno o più atti di causa e il riferimento a precedenti conformi”. …

…Si tenga poi conto di quanto previsto dall’art. 345 cpc circa le domande ed eccezioni nuove:” Nel giudizio d’appello non possono proporsi domande nuove e, se proposte, debbono essere dichiarate inammissibili d’ufficio. (…). Non possono proporsi nuove eccezioni, che non siano rilevabili anche d’ufficio. Non sono ammessi nuovi mezzi di prova e non possono essere prodotti nuovi documenti, salvo che la parte dimostri di non aver potuto proporli o produrli nel giudizio di primo grado per causa ad essa non imputabile”. 

In sostanza, non è possibile modificare le domande proposte in primo grado, allegando fatti nuovi o diversi ovvero qualificando diversamente i fatti già dedotti in primo grado, né prendere conclusioni diverse da quelle comprese nella nozione di emendatio libelli (vale a dire di semplice modifica della domanda originaria, in contrapposizione alla mutatio libelli, radicale mutamento della domanda). e non si possono proporre nuovi mezzi di prova o proporre nuovi documenti, ormai neanche se il collegio li ritenga indispensabili ai fini della decisione. E’ evidente quindi che coltivare in modo diligente il procedimento di primo grado significa porre le premesse per poter instaurare un appello ammissibile e con qualche chance di accoglimento, per lo meno da un punto di vista procedurale.

In conclusione:

– prima di instaurare un giudizio bisognerebbe essere opportunamente edotti circa costi, benefici, tempi e in particolare circa il cosiddetto rischio di causa.

Dovendo basarsi sulla sola lettera della sentenza, sembrerebbe che parte attrice abbia commesso seri errori di valutazione, cui difficilmente si potrà porre rimedio in sede di appello. Ovvio che, in caso di rigetto del gravame, si corra poi il rischio di soccombere nuovamente in punto spese.”

Grazie Stella, ho deciso che non trovo nè etico nè corretto che siano i cittadini a finanziare una crociata contro gli illeciti bancari degli istititi di credito mettendosi per giunta nella scomoda posizione di inimicarsi anche tutta la Magistratura, di sicuro aprirei il sinistro per farmi risarcire dall’assicurazione qual’ora ci fosse, nella speranza che il Sig.r X fosse stato edotto circa i rischi, costi, benefici ecc. ecc altrimenti oggi affronterebbe anche la gravosa condizione psicologica del tradimento.

Al Sig.r X auguro un grande in bocca al lupo con tutto il cuore.